Portabilità delle polizze: il roaming del comparto assicurativo vita

Gloria Grigolon
Gloria Grigolon
4.5.2021
Tempo di lettura: 3'
L’errore che molto spesso si compie è pensare che il prodotto vita sia per sua natura portabile, ovvero trasferibile in altri paesi, al pari della residenza. Purtroppo non è così: esiste una sorta di roaming anche per le polizze. Ne parliamo con Generali Luxembourg
Il prodotto vita non è per sua natura portabile: nella pianificazione transfrontaliera, ossia di  trasferimento paese su paese del cliente, è infatti possibile incappare in costi di roaming legati al quadro normativo domestico di riferimento.

Per affrontare con consapevolezza la questione della portabilità di una polizza è opportuno porsi anzitutto due domande: quali obiettivi si vogliono conseguire con la sottoscrizione di una assicurazione vita e quali sono (se ci sono) i piani dell'assicurato a breve, medio e lungo termine.

Come generalmente accade per il comparto delle polizze private, la soluzione di investimento assicurativa viene plasmata in base alle esigenze del cliente. “Con la portabilità, l'obiettivo è  adattare, rendere conforme il prodotto nel nuovo paese di residenza del sottoscrittore” anticipa Nicola Alvaro, Chief legal & wealth structuring officer di Generali Luxemburg, “effettuando una approfondita analisi patrimoniale del cliente ma anche di mercato e, soprattutto, di prodotto. Tuttavia, non sempre tutto è calcolabile ex ante. Si pensi, ad esempio, alla pianificazione successoria e alle variabili che porta con sé ”.

Componenti del prodotto assicurativo


In linea generale, ci sono tre componenti che caratterizzano un prodotto assicurativo sulla vita; e tali caratteristiche variano da paese a paese.

C'è la componente assicurativa vera e propria, che dà un peso crescente alle caratteristiche attuariali del prodotto e che si rende necessaria, in misura più o meno preponderante, in paesi quali l'Italia, la Germania o l'Austria. Rientrano tra i requisiti più comuni la previsione di copertura del rischio demografico, piò meno alta, predeterminata dalla legge oppure per prassi/giurisprudenza.

C'è poi la componente di investimento, che si concentra prevalentemente sul cosiddetto investor control, cioè su quanto il cliente possa mettere le “mani in pasta” agli investimenti sottostanti alla polizza. Oppure sulla vera e propria disciplina degli investimenti. Un aspetto centrale per il Regno Unito ma anche per la Spagna; più flessibile invece la Svezia.

Infine, la componente o meglio l'aspetto temporale. Infatti, in alcuni paesi determinati requisiti concernenti le componenti investimento e/o assicurativa devono essere presenti sin dall'emissione della polizza.

Ma l'analisi non finisce qui…


“I consulenti che arrivano a prendere in considerazione le tre componenti sono già a buon punto, ma limitano la loro analisi ai soli aspetti che permettono al prodotto di avvantaggiarsi dei benefici fiscali previsti nel nuovo paese di residenza del cliente. Ottimo risultato ma non è tutto”, spiega Alvaro. “Bisogna anche tenere in considerazione gli aspetti regolamentari, in particolar modo le norme di interesse generale, senza dimenticare gli aspetti civilistici e in materia di pianificazione successoria. Basti pensare ai patti successori, ai regimi patrimoniali tra i coniugi che sono specifici di ciascun paese”.

E se non si rispettano i dettami del nuovo paese, le conseguenze possono essere imprevedibili e portare alla perdita dei benefici offerti dalle polizze vita, non soltanto dal lato fiscale ma anche di protezione del patrimonio e di pianificazione patrimoniale. “Il rischio in cui incorre il cliente è quello di perdere le proprietà organolettiche del prodotto vita, come mi piace definirle” prosegue Alvaro.

E il rischio non è peregrino se si pensa che, restando almeno nel territorio nazionale, ci sono già stati svariati casi di clienti (anche rinomati) che sono rimasti “scottati” dal loro trasferimento nel bel Paese.

I vantaggi delle polizze vita lussemburghesi nella portabilità


Il punto chiave è la neutralità fiscale. E questo aspetto si riassume nell'assenza di source tax, e quindi di ritenute alla fonte pretese dal fisco lussemburghese sui prodotti emessi da una impresa di assicurazione ivi residente che esercita la sua attività in regime di libera prestazione di servizi in altri paesi europei. Ciò sta a significare, in altre parole, che il prodotto segue la fiscalità del paese di residenza del cliente”.

Per le polizze lussemburghesi, in altre parole, non fa testo la cosiddetta tassazione alla fonte, che apre invece al rischio di una doppia imposizione fiscale. “Aspetto ben noto ad altre giurisdizioni e che rende meno agevole la pianificazione patrimoniale in quanto i redditi prodotti dalla polizza vita sono contesi, per così dire, tra due paesi: quello di residenza del cliente ma anche quello dell'impresa di assicurazione, il cui paese di stabilimento potrebbe anche esso vantare pretese fiscali su tali proventi. E in tale circostanza, l'unica panacea sono le convenzioni per evitare le doppie imposizioni. Peccato che ne esistano molte di più in materia di imposte sul reddito e molte meno in materia di imposte di successione: quindi si riesce ad ottenere un sollievo su una parte dell'imposizione ma si potrebbe ravvisare qualche mal di pancia dal punto di vista della pianificazione successoria. Si pensi, ad esempio, alla prestazione in caso di decesso pagata ai beneficiari in quelle ipotesi in cui tale prestazione è sottoposta a imposta di successione mentre nel paese della fonte (quello di residenza dell'impresa di assicurazione, nda) la medesima prestazione è sottoposta a ritenuta alla fonte. Il corto-circuito della pianificazione successoria che purtroppo può solamente essere subito” argomenta l'esperto di Generali Luxemburg.

Come si costruisce una polizza vita portabile


Nella fase di product design l'azienda assicuratrice parte anzitutto da un'analisi di mercato, per capire quali siano i prodotti e le caratteristiche più richiesti, quali le esigenze più comuni per tipologia di cliente e quali le zone di possibile intervento. “In Generali Luxemburg abbiamo la nostra 'wealth structuring library', una raccolta di analisi in continuo aggiornamento sui diversi mercati internazionali capace di agevolarci nella fase di studio e comparazione di ordinamenti e normative differenti da paese a paese e che ci facilita anche nella fase di portability che accompagna i nostri prodotti quando il cliente cambia residenza”.

Ma tenendo in considerazione sempre un caposaldo sul tema “con clienti di elevato standard, non esiste una soluzione pre-confenzionata immediatamente utilizzabile. Ogni caso è a sé stante e implica la simbiosi di diversi analisi e, pertanto, di vari consulenti: dall'avvocato del cliente, al suo commercialista, al family-office, al consulente finanziario e, in determinate ipotesi, anche del notaio. Senza dimenticare gli esperti di pianificazione patrimonial-assicurativa interni alle imprese di assicurazione (e in Generali Luxembourg siamo ben attrezzati). La consulenza patrimoniale, infatti, non è il lavoro di uno ma il lavoro di tanti che in squadra, e per quanto di propria competenza, mirano al soddisfacimento delle complesse e sofisticate esigenze del cliente”.

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